Israel Day 2015

una serata con il filosofo francese
BERNARD-HENRI-LÉVY

tenutasi al
Palazzo dei Congressi di Lugano
domenica 31 maggio 2015, alle 18.00

Un gran pubblico, stimato in oltre seicento persone, ha partecipato al Palazzo dei Congressi di Lugano all’Israel Day 2015, organizzato dall’Associazione Svizzera Israele, sezione Ticino, per celebrare i 67 anni dalla fondazione dello Stato d’Israele e i 66 anni di relazioni diplomatiche con la Svizzera. Il filosofo francese Bernard-Henri Lévy, ospite d’onore, ha catturato l’attenzione della platea spiegando ciò che rappresenta oggi Israele nel mondo e analizzando la delicata situazione internazionale, le crisi in Siria e in Libia, il pericolo Isis e la questione israelo-palestinese.

Il filosofo francese ha enunciato tre punti fondamentali che caratterizzano Israele. Primo: “Ci vuole tempo per fare nascere una democrazia – ha spiegato – ci sono tante prove da affrontare, ma Israele è nato subito come Stato democratico. C’erano europei, ma anche ebrei provenienti da Paesi arabi non abituati neppure all’idea della democrazia. Eppure Israele è stato fondato subito come Stato democratico”. Secondo punto. Israele ha affrontato con grande capacità le difficoltà di una società multietnica. “Oggi – ha detto – tutte le Nazioni si trovano di fronte a questo problema che non sanno come risolvere, Israele ha saputo mettere insieme nel tempo etnie completamente diverse ”. Terzo: “Israele ha vissuto 67 anni in uno stato di guerra dichiarata o in sospeso. E nonostante questa emergenza permanente è rimasta sempre una repubblica libera e democratica. Nessun’altra Nazione in stato di guerra perenne è riuscita a fare altrettanto”.

Nel successivo colloquio con il professor Marcello Foa, amministratore delegato del gruppo editoriale TiMedia, Bernard-Henri Lévy si è soffermato sull’avanzata dell’Isis, sulla crisi libica, sulla Siria, e sulla questione israelo-palestinese.   “Il pericolo Isis – ha ammonito – non va sottovalutato. Isis è un al-Qaeda che ha rinunciato all’idea di uno Stato spirituale per instaurare un vero e proprio Stato, che oltre all’ideologia vuole avere confini. L’Isis rappresenta una sconfitta dell’Occidente, che non l’ha previsto e non è stato capace di bloccarlo”.

Quanto alla situazione israelo-palestinese, il filosofo si è detto “sempre fautore e promotore della nascita di uno Stato Palestinese, che viva in pace a fianco di Israele” e ha sottolineato come “non sarà certo la fine del conflitto israelo-palestinese a portare la pace nel  mondo”, come tanti sostengono. “Intorno a Israele – ha aggiunto – ci sarà sempre guerra perché i suoi nemici veri sono Hamas ed Hezbollah, che non hanno rivendicazioni territoriali, ma vogliono solo e esclusivamente la distruzione di Israele”. Bernard-Henri Lévy ha concluso il suo intervento dicendosi fiero di come la Francia abbia reagito alle stragi di Charlie Hebdo e al supermercato kasher di Parigi.

In apertura della serata, Anna Jencek, aveva declamato un pezzo di Herbet Pagani. Poi, presentati da Iris Canonica, erano seguiti gli interventi del presidente del Gran Consiglio, Norman Gobbi, del sindaco di Lugano, Marco Borradori, e di Jacqueline Chimchilla, che ha tracciato un breve profilo di Bernard-Henri Lévy. Tra le autorità presenti, da ricordare l’ambasciatore di Israele a Berna, Yigal B. Caspi, e il console generale d’Italia a Lugano, Marcello Fondi. In chiusura i saluti del presidente dell’Asi Ticino, Adrian Weiss, le musiche di Marco Ferradini, e un buffet di specialità israeliane.

Giuseppe Giannotti

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